Il Blog di Alfredo Budillon

sabato, luglio 04, 2009

Ignazio Marino candidato alla guida del PD-l'appello

giovedì, giugno 11, 2009

Ciao Enrico 11 giugno 1984 - 11 giugno 2009



«Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.»

Enrico Berlinguer
Discorso ai giovani
discorso pronunciato a Milano, al 22° Congresso nazionale della FGCI, tenutosi al Palalido il 20 - 23 maggio 1982

Io c'ero..... era il mio primo congresso e avevo 18 anni!

giovedì, aprile 16, 2009

Storie di ordinaria disorganizzazione sanitaria in Campania


Ho sperimentato in questi giorni , non dal punto di vista professionale, ma da parente di paziente, la funzionalità del nostro più prestigioso policlinico Universitario, quello della Federico II a Cappella Cangiani. Una struttura con molte alte professionalità, con punte di eccellenza di ricerca scientifica testimoniate dalle molte pubblicazioni su riviste internazionali di alto profilo. Una struttura di accoglienza “alberghiera” - almeno nel reparto che ho frequentato- ottima, molto pulita e ristrutturata da poco. Certo la struttura del Policlinico a padiglioni separati, di antica concezione (è così il Policlinico Napoletano, ma anche l’Umberto I di Roma o il Cardarelli qui a Napoli), anche se il Policlinico è stato inaugurato solo nel 1972, è assolutamente superata – ad esempio per fare una radiografia viene l’ambulanza a prenderti per portarti in un altro padiglione. La ragione di questo scritto è in realtà nell’assoluta “follia” e non funzionalità di un servizio -cruciale per una struttura assistenziale- come quello delle analisi, delle indagini di laboratorio per intenderci… Un servizio che oramai lascia alla mano dell’uomo ben poche funzioni, le apparecchiature sono tutte automatizzate, ci si limita al controllo di qualità. Questo ovunque , in qualunque struttura assistenziale, ospedaliera e non , piccola o grande. Un servizio essenziale che ci dà le informazioni sulla funzionalità degli organi del paziente, che ci dice se c’è anemia, o se il fegato funziona, e che ci aiuta a formulare la diagnosi , ci guida nelle scelte terapeutiche, ci aiuta nella prognosi. Un servizio che anche in assenza di richiesta di “urgenza” in qualche ora ci dà tutte le informazioni di cui noi medici abbiamo bisogno, e che anzi oramai, perfino nella nostra città è spesso informatizzato, accedi con una parola chiave alle informazioni e ai valori di laboratorio del paziente direttamente dal tuo desktop…E’ così oggi all’Istituto Pascale, è così da anni all’Ospedale di Benevento e in strutture anche molto più piccole. Non è così al nostro Policlinico Universitario. Al Pascale se faccio delle indagini di controllo con un prelievo, diciamo alle 9 del mattino, alle 14 ho tutte le informazioni, se chiedo le urgenze , le ho in meno di due ore .. Al Policlinico Universitario non esiste un Laboratorio di Analisi Centralizzato. Il paziente per avere una quadro completo del suo stato metabolico fa qualcosa come 15, dico 15 provette diverse nel corso del prelievo di sangue ( al Pascale, dove facciamo molti marcatori specifici tumorali si richiedono tre quattro provette diverse) .. Perché ? Perché ogni analisi ha il proprio laboratorio di riferimento all’interno del Policlinico per giustificare un primario del servizio e dipendenti .. poi queste analisi vengono collezionate, stampate, imbustate a mano e quelle giunte entro le 18 circa vengono poi inviate a mezzo pulmino nei vari padiglioni, un portantino le raccoglie e i Medici in genere le ricevono il giorno dopo a 24 ore di distanza dal prelievo effettuato entro le 7.30 del mattino a tutti i pazienti. Le analisi delle Urine in genere arrivano dopo 48 ore, i marcatori tumorali entro tre quattro giorni… intendiamoci non sono “urgenze” non c’è pericolosi vita, si cerca semplicemente di monitorare- come in tutti gli ospedali del mondo- l’andamento della malattia dei pazienti ricoverati, l’efficacia delle cure etc.. Al Policlinico Universitario della Federico II – a differenza di ciò che avviene nella maggioranza degli altri ospedali, I Medici lavorano molto più a lungo, perché se sono preoccupati per i loro pazienti devono aspettare le 19.30 per avere informazioni sullo stato del proprio assistito !! E succede anche che un emocromo (la conta di globuli rossi, globuli bianchi, piastrine, che si ottiene da uno strumento entro 20 min dal prelievo, arrivi dopo 36 h!!!! I medici allora devono basarsi sulla loro intuizione e esperienza clinica, l’esperienza dei “segni” sul malato, una esperienza che ora non si insegna neanche più agli studenti di medicina, soppiantata dalla tecnologie e dalle molte analisi di laboratorio oltre che dalla diagnostica per immagine… Siamo sopravvissuti a questo, il paziente ' tornato a casa e per fortuna "i segni" erano confortanti.... Penso pero' a quelli per cui le indagini di laboratorio sono importanti.....e sono meno fortunati

mercoledì, febbraio 18, 2009

Veltroni fugge ancora una volta di fronte alle responsabilità


Non mi associo a quanti in queste ore plaudono al gesto di Veltroni come dignitoso e di grande esempio politico. E’ la seconda volta che Veltroni di fronte a responsabilità politiche pesanti , più che assumerne fino in fondo le conseguenze, fugge, utilizza la scorciatoia più facile ed ad effetto. Lo fece anche nell’imminenza della sconfitta politica del Centrosinistra da segretario dei DS quando abbandonò la nave prima del tempo per candidarsi a Sindaco di Roma, celebrando in grande stile la sua vittoria sulle macerie del centrosinistra che intanto perdeva alle politiche. Lo ha fatto ancora una volta ieri, quando tutti e tutto gli consigliava dopo il bel gesto di mantenere il PD fino alle elezioni tra qualche mese. Questo sì sarebbe stato un sacrificio politico di responsabilità. Traghettare in questi mesi difficili tenendo insieme la baracca per poi lasciare. Lo ha fatto con grande dignità Fassino nei DS portandoli allo scioglimento. Avrà pensato che abbandonare ora significa poter giocare ancora un partita rifacendosi una verginità politica (non subito certo) a differenza di quanto avrebbe potuto fare dopo aver gestito il momento più difficile del PD e averlo portato al Congresso. Un Congresso dove - mi auguro- dal basso verrà la spinta per un vero ricambio generazionale. Questo è quello che penso in modo crudo,. Conoscendo la storia politica di Veltroni non votai per lui in quelle finte primarie che lo consacrarono segretario. E sostenni il giovane Letta come ho scritto nell’ultimo post. Nel merito credo che il PD paghi l’idea non tanto di un partito a vocazione maggioritaria –idea probabilmente condivisibile guardando agli altri paesi europei- quanto che per perseguire questo obiettivo si annacqui l’identità di forza politica riformista di sinistra. L’ho scritto qualche giorno fa : gli elettori vogliono coerenza di comportamento e idee/progetti chiari con scelte di campo , lo fanno Obama e i democratici americani in queste ore, la copertina dell’ultimo numero di Times mette il faccione di Karl Marx e News week parla di un ritorno al “socialismo” inteso nel senso migliore come ritorno della politica e delle Istituzioni nel governo del Mercato e nella difesa dei diritti di tutti ma soprattutto di quelli che questi diritti non li hanno, i più deboli, quelli che con questa crisi economica pagano il prezzo più alto. E allora che senso ha l’equidistanza rispetto allo sciopero della CGIL. O ancora la mancanza di una chiara presa di posizione sulle questioni più eticamente sensibili. Va bene ricercare un alto e decente compromesso laico tra sensibilità diverse come la Bindi e la Pollastrini fecero sui DICO, ma non a costo di perdere grandi pezzi di consenso- e di elettorato- che non vota Berlusconi –con gli elettori di Berlusconi la partita è persa- piuttosto restano a casa. In Sardegna il 35 % degli elettori è rimasto a casa !

sabato, febbraio 14, 2009

Perché non mi riconosco più nell’area “Letta” del PD


Ho partecipato con entusiasmo e convinzione alle primarie del PD nell’Ottobre del 2007 sostenendo Enrico Letta e candidandomi nelle liste da lui ispirate all’Assemblea Nazionale del PD dove venivo perfino eletto. Pur venendo da un storia politica molto diversa mi sembrava una scelta innovativa e non solo generazionale. Attorno a Letta infatti si era realizzato un vero rimescolamento con sostegni trasversali, basti pensare a Gianni Pittella di storia socialista attuale capogruppo PD al Parlamento Europeo , o Umberto Ranieri, ex sottosegretario agli esteri con Prodi, che veniva dal PCI o qui a Napoli Eugenio Mazzarella, già preside della Facoltà di Lettere e tra i fondatori in città di Alleanza Democratica. E proprio a Napoli la scelta di Letta rappresentava una rottura con la candidatura alla segreteria regionale proprio di Mazzarella, opposto al candidato di Bassolino e De Mita. E in questi mesi con la fondazione dell’associazione 360 gradi e con i convegni da questa organizzati quella scelta mi continuava a convincere, pur non essendomi poi iscritto al PD ho mantenuto rapporti se pur meno stretti, con quanti intorno a Letta avevano immaginato un PD più coraggioso e con idee nuove e convincenti all’altezza di una situazione molto difficile, nazionalmente e soprattutto qui a Napoli. Due scelte di Letta proprio in questi giorni però mi hanno convinto a interrompere questo, oramai labile, legame con il gruppo a lui legato all’interno del PD e con l’associazione 360 gradi: innanzitutto la scelta non privata - e dunque legata ad una scelta individuale assolutamente comprensibile – ma annunciata sulla stampa -a marcare dunque una precisa scelta di campo- di sostenere la legge voluta dal centrodestra sulla vicenda di Eluana Englaro, in modo particolare sulla nutrizione e idratazione forzata; la seconda scelta anche questa significativa e con una presa di posizione pubblica, di non partecipare alla manifestazione della CGIL contro le “non” scelte di politica economica del Governo. Non contesto la libertà di coscienza di Enrico Letta da cattolico –anche se molti cattolici PD facevano scelte diverse (Marino, Bindi, Tonini etc.) – di votare secondo i propri convincimenti , piuttosto di prendere una posizione pubblica così netta in una fase così delicata e avendo lui la responsabilità di rappresentare i molti che alla sua “area” politica si sentivano legati. Sulla manifestazione della CGIL poi , al di là del merito, in un momento in cui il governo persegue l’obiettivo politico della rottura dell’unità sindacale e in una situazione di profonda crisi economica non ha uno straccio di strategia, la scelta di Letta sembra marcare, come molti altri , una posizione centrale in vista di futuri equilibri politici nel PD. Il punto è che i simpatizzanti e gli elettori del PD sbandati e delusi , in questa fase vogliono ben altro, vogliono parole chiare, scelte nette e coerenti e non “equilibrismi”….

mercoledì, gennaio 21, 2009

"Restituiremo alla scienza il suo giusto..." dal discorso di Barak Obama


"Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria e abbassarne i costi"......
"Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.
E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi"

IL PUNTO E' CHE POI QUESTE COSE LUI LE FA ... INVECE IN ITALIA O NON NE PARLIAMO O NE PARLIAMO IN CAMPAGNA ELETTORALE PER POI DIMENTICARLE (CENTROSINISTRA COMPRESO)

giovedì, gennaio 08, 2009

Lettera da Ramallah


Lettera amara e disperata di Mustafa Barghouthi (leader democratico palestinese candidato alle elezioni presidenziali nel 2005 e arrivato 2° dietro Abu Mazen).

Ramallah, 27 dicembre 2008.

Leggerò domani, sui
vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua.
Non era un assedio
dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato
dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e
la guerra? Dalla ragioneria dei morti? I bambini consumati dalla
malnutrizione, a quale conto si addebitano?
Chi muore perché manca
l'elettricità in sala operatoria muore di guerra o di pace?
Si chiama
pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto
il resto?

E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è
solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di
autodifesa.
La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli
nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà
precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili
- e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che
chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le
leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale,
una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati
come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di
Israele?

Se l'obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza
Hamas.
Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della
democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio
della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi
esploda addosso improvvisa.
Non è il fondamentalismo, a essere
bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al
fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non
restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza
di dialogo, la lucidità di ragionare
il coraggio di disertare - non è
un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina,
terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di
Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho
dovuto assassinarlo per autodifesa
- la racconteranno così, un giorno i
sopravvissuti.

E leggerò sui vostri giornali, domani, che è
impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non
hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero
mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E
soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map è solo
l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica
internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di
fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non
intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti,
come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non
mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una
questione di cortesia.
E se Annapolis è un processo di pace, mentre
l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli
ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché
allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine
dell'occupazione, in cambio del
riconoscimento da parte di tutti gli
stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione?
Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?

Ma sto qui a
raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri
giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l'indifferenza. Ed è
solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine,
verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a
nome, vita a
vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei,
americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità
egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? -
siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e
parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come
sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti,
vogliamo dignità, libertà,
frontiere aperte: non chiediamo favori,
rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi,
domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse?
delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non
la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia -
sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni
volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori -
no, sarebbe antisemita.

Ma chi è più antisemita, chi ha viziato
Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese più
pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca
un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse
antisemita, oggi che siamo noi
palestinesi la sua schiuma della terra,
è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la
violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che
sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma
l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare
a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il
terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre
schiva il
pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la
miopia della destra.

So quello che leggerò, domani, sui vostri
giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto
questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che
le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro
le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il
suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che
l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei
vincitori.
La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il
vostro silenzio, il suono di queste esplosioni.
Qualcuno si sentì
berlinese, davanti a un altro Muro.
Quanti altri morti, per sentirvi
cittadini di Gaza?

trad. Francesca Borri


 

Site Counters